costituzione del consorzio speciale per la bonifica della piana di sesto fiorentino
Riconosciuta la necessità imprescindibile di operare in
modo organico e coordinato per la soluzione efficace dei problemi della
bonifica della zona, con R.D. n. 4537 del 30 giugno 1927 si provvedeva,
finalmente, a sancire la costituzione del Consorzio Speciale per la
Bonifica della Piana di Sesto Fiorentino.
Il Consorzio veniva costituito ai sensi dell’art. 68 del T.U. 30 dicembre 1926 n. 3256, su iniziativa di quattro dei sei Consorzi idraulici esistenti allora e precisamente quelli di :
Fosso Reale a Prunaia ;
Dogaia ed affluenti ;
Osmannoro ed argine sinistro Dogaia ;
Gavina e Fossetto.
Successivamente, in data 26 gennaio 1929, il Consorzio (che era subentrato all’Istituto delle Bonificazioni Toscane nella domanda di concessione delle opere di bonifica della pianura di Sesto Fiorentino, acquistando anche il progetto datato 2 luglio 1926 che detto Istituto aveva fatto predisporre) redigeva il "Progetto di massima della Bonifica" che rappresentava un vero e proprio progetto di difesa preventiva, seguente le regole, diventate poi classiche, che prevedono il collegamento della bonifica montana con quella idraulica valliva e la separazione tra acque alte e acque basse (^).
Tale progetto prevedeva, inoltre, la necessità di un ampliamento del Comprensorio, per abbracciare così tutto il bacino sovrastante la Piana di Sesto Fiorentino, che veniva riconosciuto con D.M. n. 7196 del 12 luglio 1930, per cui il Consorzio estese la propria competenza a 7.900 ettari. In forza al R.D. del 17 novembre 1932, col quale venivano soppressi i sei consorzi idraulici:
Torrenti Garille, Chiosina e Marinella
Dogaia ed affluenti
Fosso Reale e Prunaia
Osmannoro ed argine sinistro Dogaia
Gavina e Fossetto
Argine potente della Viaccia
il Consorzio otteneva la sua completa autonomia operativa.
Con quest’ultimo atto, pertanto si realizzava per il Consorzio la possibilità di operare organicamente e coordinatamente sull’intero bacino idrografico attraverso la costituzione dell’Organo idoneo, al quale la successiva Legge 13 febbraio 1933 n. 215 fornì una configurazione giuridica adeguata ai compiti.
Cartina storica del comprensorio della piana di Sesto:
(2.8 MB)
(^) : La bonifica della piana di Sesto Fiorentino e dei territori adiacenti è giustamente considerata un esempio interessante e significativo di quello che si deve intendere per bonifica integrale. La limitata dimensione, infatti, del comprensorio consente la percezione immediata, quasi visiva, della interdipendenza delle opere di bonifica, per cui l’effetto scaturisce solamente dalla concomitante loro azione, pur risultando di tipo diverso ed apparentemente rivolte alla soluzione di specifici problemi.
Le motivazioni che indussero a costituire il Consorzio di bonifica erano riconducibili alle oggettive difficoltà di coordinamento funzionale, sia delle opere, tenuto conto della loro interdipendenza, sia dei compiti istituzionali assegnati a ciascun Consorzio idraulico. A ciò si sommavano le oggettive esigenze di legare la soluzione dei problemi delle zone di pianura con quelle aree collinari e quindi dei relativi interventi idraulico-forestali. Il comprensorio consortile, in relazione al perimetro definito dal Ministero per l’Agricoltura e per le Foreste - D.M. 12 luglio 1930 n. 7196, interessava una superficie complessiva di 7.900 ettari ripartita nei seguenti Comuni :
Calenzano ha 1.315
Campi Bisenzio " 1.060
Firenze " 1.690
Sesto Fiorentino " 3.480
Signa " 355
TOTALE ha 7.900
Fu il Prof. Ing. Manfredi De Horatiis ad elaborare nel 1929 il "Progetto generale di massima" per il riassetto idraulico di tale comprensorio sulla base del quale è stata realizzata la quasi totalità della rete idraulica di bonifica oggi esistente.
La base del progetto De Horatiis fu la stabilizzazione della parte montana e pedecollinare mediante rimboschimenti e la realizzazione di numerose briglie sulle aste torrentizie che, intercettate allo sbocco nella pianura alluvionale da un sistema di due canali di cinta orientati in direzione est-ovest, che venivano convogliati nel fiume Bisenzio mediante un unico collettore arginato della lunghezza di circa 6 Km. Il progettista alleggerì inoltre gli apporti su tale collettore portando il bacino del torrente Chiosina a confluire in modo autonomo nel torrente Marina - Fiume Bisenzio mediante la realizzazione del canale Nuovo Garille ed il riadeguamento del tratto terminale del torrente Marina stesso. Fu così realizzata la separazione tra le acque "alte", di origine esterna alla pianura, e quelle "basse", interne ad essa. Le acque "basse", private degli apporti esterni, vennero poi riorganizzate e portate a confluire, mediante un unico Collettore Principale, nel fiume Bisenzio all’altezza dei Renai.
Lo schema sopra descritto, pur mantenendo inalterata la sua validità concettuale, era stato progettato e realizzato per un comprensorio di vocazione agricola con modesti deflussi e comunque assoggettabile anche ad estesi allagamenti con modeste conseguenze.
Il Consorzio veniva costituito ai sensi dell’art. 68 del T.U. 30 dicembre 1926 n. 3256, su iniziativa di quattro dei sei Consorzi idraulici esistenti allora e precisamente quelli di :
Fosso Reale a Prunaia ;
Dogaia ed affluenti ;
Osmannoro ed argine sinistro Dogaia ;
Gavina e Fossetto.
Successivamente, in data 26 gennaio 1929, il Consorzio (che era subentrato all’Istituto delle Bonificazioni Toscane nella domanda di concessione delle opere di bonifica della pianura di Sesto Fiorentino, acquistando anche il progetto datato 2 luglio 1926 che detto Istituto aveva fatto predisporre) redigeva il "Progetto di massima della Bonifica" che rappresentava un vero e proprio progetto di difesa preventiva, seguente le regole, diventate poi classiche, che prevedono il collegamento della bonifica montana con quella idraulica valliva e la separazione tra acque alte e acque basse (^).
Tale progetto prevedeva, inoltre, la necessità di un ampliamento del Comprensorio, per abbracciare così tutto il bacino sovrastante la Piana di Sesto Fiorentino, che veniva riconosciuto con D.M. n. 7196 del 12 luglio 1930, per cui il Consorzio estese la propria competenza a 7.900 ettari. In forza al R.D. del 17 novembre 1932, col quale venivano soppressi i sei consorzi idraulici:
Torrenti Garille, Chiosina e Marinella
Dogaia ed affluenti
Fosso Reale e Prunaia
Osmannoro ed argine sinistro Dogaia
Gavina e Fossetto
Argine potente della Viaccia
il Consorzio otteneva la sua completa autonomia operativa.
Con quest’ultimo atto, pertanto si realizzava per il Consorzio la possibilità di operare organicamente e coordinatamente sull’intero bacino idrografico attraverso la costituzione dell’Organo idoneo, al quale la successiva Legge 13 febbraio 1933 n. 215 fornì una configurazione giuridica adeguata ai compiti.
Cartina storica del comprensorio della piana di Sesto:
(^) : La bonifica della piana di Sesto Fiorentino e dei territori adiacenti è giustamente considerata un esempio interessante e significativo di quello che si deve intendere per bonifica integrale. La limitata dimensione, infatti, del comprensorio consente la percezione immediata, quasi visiva, della interdipendenza delle opere di bonifica, per cui l’effetto scaturisce solamente dalla concomitante loro azione, pur risultando di tipo diverso ed apparentemente rivolte alla soluzione di specifici problemi.
Le motivazioni che indussero a costituire il Consorzio di bonifica erano riconducibili alle oggettive difficoltà di coordinamento funzionale, sia delle opere, tenuto conto della loro interdipendenza, sia dei compiti istituzionali assegnati a ciascun Consorzio idraulico. A ciò si sommavano le oggettive esigenze di legare la soluzione dei problemi delle zone di pianura con quelle aree collinari e quindi dei relativi interventi idraulico-forestali. Il comprensorio consortile, in relazione al perimetro definito dal Ministero per l’Agricoltura e per le Foreste - D.M. 12 luglio 1930 n. 7196, interessava una superficie complessiva di 7.900 ettari ripartita nei seguenti Comuni :
Calenzano ha 1.315
Campi Bisenzio " 1.060
Firenze " 1.690
Sesto Fiorentino " 3.480
Signa " 355
TOTALE ha 7.900
Fu il Prof. Ing. Manfredi De Horatiis ad elaborare nel 1929 il "Progetto generale di massima" per il riassetto idraulico di tale comprensorio sulla base del quale è stata realizzata la quasi totalità della rete idraulica di bonifica oggi esistente.
La base del progetto De Horatiis fu la stabilizzazione della parte montana e pedecollinare mediante rimboschimenti e la realizzazione di numerose briglie sulle aste torrentizie che, intercettate allo sbocco nella pianura alluvionale da un sistema di due canali di cinta orientati in direzione est-ovest, che venivano convogliati nel fiume Bisenzio mediante un unico collettore arginato della lunghezza di circa 6 Km. Il progettista alleggerì inoltre gli apporti su tale collettore portando il bacino del torrente Chiosina a confluire in modo autonomo nel torrente Marina - Fiume Bisenzio mediante la realizzazione del canale Nuovo Garille ed il riadeguamento del tratto terminale del torrente Marina stesso. Fu così realizzata la separazione tra le acque "alte", di origine esterna alla pianura, e quelle "basse", interne ad essa. Le acque "basse", private degli apporti esterni, vennero poi riorganizzate e portate a confluire, mediante un unico Collettore Principale, nel fiume Bisenzio all’altezza dei Renai.
Lo schema sopra descritto, pur mantenendo inalterata la sua validità concettuale, era stato progettato e realizzato per un comprensorio di vocazione agricola con modesti deflussi e comunque assoggettabile anche ad estesi allagamenti con modeste conseguenze.











