storia, le origini
E’ ai Romani che si debbono le più estese
opere di colonizzazione nei termini di bonifica e di sistemazione idraulica
allorché nella zona pedecollinare sorsero colonie di veterani
a Sommaia a Settimello (al settimo miglio dal capoluogo Florentia Tuscorum)
presso i limiti nord-occidentali del Comprensorio, seguite dopo poco
tempo da insediamenti e da opere di bonifica nella zona di pianura e
di queste ancor oggi restano le tracce che dimostrano il prosciugamento
delle aree comprese tra l’Arno ed i colli di Prato.
Infatti, chi percorre la piana di Sesto Fiorentino può ancora notare, in più luoghi, linee costituite da strade, viottoli, fossi, argini e simili che si incrociano ad angolo retto e che, se pur oggi frammentari, un tempo facevano parte di una regolarissima sistemazione generale a quadrati della superficie di circa 50 ettari ognuno. Il complesso di tali tracce costituiva il "graticolo" (se ne trovano esempi in molte altre parti d’Italia e fuori) e documenta quella grandiosa opera di colonizzazione svolta dai Romani che porta il nome di "centuriazione", in quanto traeva le sue origini dalle assegnazioni di terre ai veterani delle centurie.
Altra importante opera attuata dai Romani è quella della utilizzazione delle acque sorgive delle pendici meridionali del Monte Morello attraverso la costruzione di un acquedotto che alimentava Firenze (sec. I d.C.). Ciò indica la passata dovizia di acque del Monte Morello che deve il suo nome allo scuro manto forestale un tempo disteso sulle sue pendici.
Purtroppo alle invasioni barbariche fece seguito l’abbandono di queste terre prima coltivate ed ai continui disboscamenti - protrattisi oltre il XV secolo - fece seguito il disordine delle acque ; tutto ciò sconvolse questa antica mirabile sistemazione e l’equilibrio idraulico del territorio.
E’ solo con l’ascesa dei Medici che nel territorio si registra una intensa ripresa dell’attività agricola e si hanno i primi tentativi di rimboschimento del Monte Morello.
Ma mentre lungo l’arco collinare si ha tutto un fiorire di ville e di castelli* , con la valorizzazione dei terreni agricoli, i rimboschimenti non attecchiranno a causa del terreno ormai troppo nudo e dilavato.
Al fiorire dell’agricoltura nella fascia collinare, per evidenti motivi di ordine idraulico, non ha potuto far seguito una ripresa produttiva delle terre di piano. Qui, dove nel progresso dei tempi alcuni terreni furono a poco a poco riconquistati all’agricoltura, mai si ricoltivò secondo la situazione romana e quindi senza l’idea di una regolare sistemazione generale, sia perché parzialmente o totalmente cancellata, sia perché si rimettevano via via a coltura quei terreni dove si verificavano le migliori condizioni di scolo o dove le iniziative dei privati, peraltro non collegate tra loro, erano più intraprendenti.
E’ solo con l’inizio di questo secolo che prendono avvio veri rimboschimenti del Monte Morello ed il primo tentativo di risolvere organicamente il problema idraulico della pianura ad opera dell’Istituto Bonificazioni Toscane.
Per quanto concerne la pianura, infatti, con il R.D. n. 3256 del 30.12.1923 la piana di Sesto Fiorentino viene classificata comprensorio di prima categoria e in essa sono chiamati ad operare i sei seguenti Consorzi Idraulici:
Fosso Reale a Prunaia;
Dogaia ed affluenti;
Osmannoro ed argine sinistro Dogaia;
Gavina e Fossetto;
Argine Potente alla Viaccia;
Garille, Chiosina e Marinella;
con l’incarico di controllare gli omonimi corsi d’acqua.
* : Risalgono a quest’epoca (e che citiamo fra le molte) le ville: Guicciardini Corsi Salviati, Prato di San Lorenzo, Vignolo, Torrigiani, Doccia, Villoresi, il Castello dei Castellini da Castiglione, quelli del Vivaio, della Petraia, della Topaia.
La loro azione, però, limitata e non coordinata, non poté avere la necessaria efficacia e da ciò scaturisce evidente la necessità di costituire un Consorzio di Bonifica, capace di operare organicamente su tutto il complesso del bacino che dal Monte porta alla confluenza nell’Arno.
Per quanto concerne i rimboschimenti, iniziatisi nel 1909, va osservato che - dopo l’intenso lavoro svolto per oltre sessanta anni (né certo concluso) dal Corpo Forestale dello Stato e dallo stesso Consorzio di Bonifica e nonostante i ripetuti incendi e le spoliazioni subite durante il passaggio della guerra - il Monte Morello ha cominciato a perdere quell’aspetto brutto e nudo che ormai da secoli costituiva il suo tipico volto.
La difesa di quanto ottenuto ed il completamento dell’opera di rimboschimento sono, dunque, il presupposto essenziale della futura strutturazione agricola ed urbanistica del comprensorio consortile.
Infatti, chi percorre la piana di Sesto Fiorentino può ancora notare, in più luoghi, linee costituite da strade, viottoli, fossi, argini e simili che si incrociano ad angolo retto e che, se pur oggi frammentari, un tempo facevano parte di una regolarissima sistemazione generale a quadrati della superficie di circa 50 ettari ognuno. Il complesso di tali tracce costituiva il "graticolo" (se ne trovano esempi in molte altre parti d’Italia e fuori) e documenta quella grandiosa opera di colonizzazione svolta dai Romani che porta il nome di "centuriazione", in quanto traeva le sue origini dalle assegnazioni di terre ai veterani delle centurie.
Altra importante opera attuata dai Romani è quella della utilizzazione delle acque sorgive delle pendici meridionali del Monte Morello attraverso la costruzione di un acquedotto che alimentava Firenze (sec. I d.C.). Ciò indica la passata dovizia di acque del Monte Morello che deve il suo nome allo scuro manto forestale un tempo disteso sulle sue pendici.
Purtroppo alle invasioni barbariche fece seguito l’abbandono di queste terre prima coltivate ed ai continui disboscamenti - protrattisi oltre il XV secolo - fece seguito il disordine delle acque ; tutto ciò sconvolse questa antica mirabile sistemazione e l’equilibrio idraulico del territorio.
E’ solo con l’ascesa dei Medici che nel territorio si registra una intensa ripresa dell’attività agricola e si hanno i primi tentativi di rimboschimento del Monte Morello.
Ma mentre lungo l’arco collinare si ha tutto un fiorire di ville e di castelli* , con la valorizzazione dei terreni agricoli, i rimboschimenti non attecchiranno a causa del terreno ormai troppo nudo e dilavato.
Al fiorire dell’agricoltura nella fascia collinare, per evidenti motivi di ordine idraulico, non ha potuto far seguito una ripresa produttiva delle terre di piano. Qui, dove nel progresso dei tempi alcuni terreni furono a poco a poco riconquistati all’agricoltura, mai si ricoltivò secondo la situazione romana e quindi senza l’idea di una regolare sistemazione generale, sia perché parzialmente o totalmente cancellata, sia perché si rimettevano via via a coltura quei terreni dove si verificavano le migliori condizioni di scolo o dove le iniziative dei privati, peraltro non collegate tra loro, erano più intraprendenti.
E’ solo con l’inizio di questo secolo che prendono avvio veri rimboschimenti del Monte Morello ed il primo tentativo di risolvere organicamente il problema idraulico della pianura ad opera dell’Istituto Bonificazioni Toscane.
Per quanto concerne la pianura, infatti, con il R.D. n. 3256 del 30.12.1923 la piana di Sesto Fiorentino viene classificata comprensorio di prima categoria e in essa sono chiamati ad operare i sei seguenti Consorzi Idraulici:
Fosso Reale a Prunaia;
Dogaia ed affluenti;
Osmannoro ed argine sinistro Dogaia;
Gavina e Fossetto;
Argine Potente alla Viaccia;
Garille, Chiosina e Marinella;
con l’incarico di controllare gli omonimi corsi d’acqua.
* : Risalgono a quest’epoca (e che citiamo fra le molte) le ville: Guicciardini Corsi Salviati, Prato di San Lorenzo, Vignolo, Torrigiani, Doccia, Villoresi, il Castello dei Castellini da Castiglione, quelli del Vivaio, della Petraia, della Topaia.
La loro azione, però, limitata e non coordinata, non poté avere la necessaria efficacia e da ciò scaturisce evidente la necessità di costituire un Consorzio di Bonifica, capace di operare organicamente su tutto il complesso del bacino che dal Monte porta alla confluenza nell’Arno.
Per quanto concerne i rimboschimenti, iniziatisi nel 1909, va osservato che - dopo l’intenso lavoro svolto per oltre sessanta anni (né certo concluso) dal Corpo Forestale dello Stato e dallo stesso Consorzio di Bonifica e nonostante i ripetuti incendi e le spoliazioni subite durante il passaggio della guerra - il Monte Morello ha cominciato a perdere quell’aspetto brutto e nudo che ormai da secoli costituiva il suo tipico volto.
La difesa di quanto ottenuto ed il completamento dell’opera di rimboschimento sono, dunque, il presupposto essenziale della futura strutturazione agricola ed urbanistica del comprensorio consortile.





